MOZIONE N° 50
Approvata dal Consiglio Comunale in data 03 novembre 2025
OGGETTO: DISAGIO GIOVANILE: I GIOVANI, LE FAMIGLIE E L’USO CONSAPEVOLE
DEI SOCIAL NETWORK
Il Consiglio Comunale di Torino,
PREMESSO CHE
– il crescente e preoccupante aumento di forme diverse di malessere e disagio tra i bambini e gli adolescenti, come le dipendenze digitali, l’ansia, i disturbi alimentari, l’isolamento sociale volontario, il bullismo e il cyberbullismo, ci conduce a pensare che interventi di contrasto ad una povertà educativa sempre più estesa e pervasiva, e al disagio giovanile debbano essere prioritari nella formulazione di proposte che guardino alle future generazioni.
– A questi episodi si affianca anche l’esperienza dei giovani appartenenti alla cosiddetta “Seconda generazione” che scontano la distanza, temporale e culturale, dall’esperienza migratoria dei genitori e quindi l’assenza di quelle radici forti legate agli affetti, la lingua e la cultura dei paesi di provenienza. Nella maggior parte dei casi, per i giovani di origine straniera lo status giuridico e l’identità autopercepita non coincidono e l’impatto con questa consapevolezza rafforza il senso di insicurezza e l’incertezza verso il futuro.
CONSIDERATO CHE
– la dispersione scolastica è un problema sociale, per la cui riduzione siamo tutti chiamati a intervenire. Spesso i giovanissimi che interrompono precocemente la loro formazione si ritrovano ad affrontare la vita adulta con competenze di base insufficienti per muoversi autonomamente e consapevolmente nella società. E l’abbandono della scuola è da considerarsi un fallimento educativo dell’intera collettività. Nel 2023, il 10,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni in Italia ha
abbandonato gli studi, in calo rispetto all’11,5% del 2022 e al 12,7% del 2021.
– Per quanto riguarda il Piemonte, il dato percentuale della dispersione scolastica si assesta al 12% nel 2022, leggermente in calo rispetto alla media nazionale che è del 12,7% . La strategia “Europa 2020” ha fissato l’obiettivo del max 9% di abbandoni scolastici precoci (ELET) da raggiungere entro il 2030. Nel 2023, la Città metropolitana di Torino ha condotto un’indagine sull’orientamento nelle scuole secondarie, evidenziando la necessità di un percorso orientativo organico e curricolare per migliorare il successo scolastico. Gli ultimi dati a disposizione registrano un tasso di abbandono dello 0,7% nella Secondaria di I° (uguale a quello nazionale) e del 4% nella secondaria di II° (è 3,8% il dato nazionale). La percentuale di abbandoni in Piemonte varia: nell’area metropolitana di Torino è del 9% (Secondaria di I°) e 12% (Secondaria di II°). Per quanto riguarda i ragazzi con cittadinanza non italiana, le percentuali raddoppiano e sono dell’11% (Secondaria di I°) e del 36% (Secondaria di II°). I numeri sono importanti, ma non dicono sempre tutto e la dispersione scolastica ne è esempio perché rimane fenomeno poco esplorato e letto in tutte le sue sfaccettature.
Oltre alla dispersione scolastica “esplicita”, esiste quella “implicita”, di cui una fotografia ci viene restituita dalle prove INVALSI, del suo insorgere nella scuola primaria e delle sue conseguenze nella scuola secondaria di primo e secondo grado. I dati delle prove INVALSI 2024 indicano una riduzione della dispersione scolastica implicita, che è scesa al 6,6% a livello nazionale: il valore più basso registrato da quando si è iniziato a rilevarlo.
– Coloro che, pur ottenendo il diploma, non arrivano al livello 3 nelle prove di Italiano e Matematica e che non raggiungono nemmeno il livello B1 nella lettura e nell’ascolto in Inglese hanno livelli di competenze che corrispondono agli obiettivi formativi previsti per gli studenti di terza media, ovvero molto al di sotto di quelli che avrebbero dovuto raggiungere.
– Nella scuola, a questo tipo di fenomeno sono esposti in particolare gli studenti con background migratorio: nel 2022/2023, il 26,4% degli studenti con cittadinanza non italiana era in ritardo scolastico, rispetto al 7,9% degli studenti con la cittadinanza italiana. Più di un quarto degli studenti con cittadinanza non italiana non completa il percorso di istruzione secondaria. Inoltre, da un rapporto elaborato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in concerto con il Ministro per le politiche giovanili dal titolo “PANDEMIA, DISAGIO GIOVANILE E NEET” dell’ottobre 2021, emerge che l’impatto negativo della pandemia è confermato da diversi studi, tra cui un report pubblicato nel 2021 dall’UNICEF dal titolo “La Condizione dell’infanzia nel mondo – Nella mia
mente: promuovere, tutelare e sostenere la salute mentale dei bambini e dei giovani” in cui vengono esposti molti dati tra cui l’insorgenza di patologie legate alle dipendenze da sostanze e comportamenti, con disturbi legati al non corretto utilizzo dei social e delle piattaforme web, hanno visto una recrudescenza. Si è altresì verificato un incremento dei fenomeni di violenza, sfociata anche in risse organizzate e pianificate on line da giovani e giovanissimi.
– Questo dato deve essere inserito all’interno di un quadro economico sociale molto precario, purtroppo moltissime famiglie straniere hanno vissuto il periodo pandemico con problemi legati anche all’approvvigionamento di strumenti informatici indispensabili per seguire il percorso di studi scolastici obbligatori per i propri figli, ciò ha aumentato il fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica, favorendo tra le altre cose anche l’aumento di fenomeni di violenza
giovanile.
– Mondo giovanile e nuove generazioni con background migratorio: nell’anno scolastico 2022/2023, sono 66.827 le alunne e gli alunni con cittadinanza non italiana che hanno frequentato le scuole primarie e secondarie di I° e II° grado del Piemonte; il 14% del totale della popolazione scolastica della Regione. Rispetto all’anno scolastico precedente si registra un incremento del 2% (a.s. 2021/22 con 65.541 studenti).
Nell’anno scolastico 2022/2023, la maggior parte degli studenti con cittadinanza non italiana ha scelto di iscriversi in una scuola a indirizzo tecnico. In particolare, per quanto riguarda la Città metropolitana di Torino, si sono iscritti in istituti tecnici il 40,4% degli alunni stranieri, il 24,8% in
istituti professionali e il 34,8% nei licei.
Facendo anche riferimento ai dati elaborati dal Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2020/2021, anche qui, la maggior parte degli alunni con cittadinanza non italiana ha scelto di iscriversi in una scuola a indirizzo tecnico. In particolare, per quanto riguarda la Città metropolitana di Torino, si sono iscritti in istituti tecnici il 40,95% degli alunni stranieri, il 24,49% in istituti professionali e il 34,56% nei licei; quest’ultima percentuale sale al 41,94% per gli alunni di seconda generazione.
Dai dati si evince che oltre il 60% dei ragazzi senza la cittadinanza italiana, finita la terza media si iscrive a istituti tecnici o professionali.
– Le bande giovanili, social network ed emulazione: sempre più comuni sono le notizie che riguardano atti violenti e vandalici commessi dalle bande giovanili, un fenomeno sociale che sembrerebbe essere in forte crescita negli ultimi anni e che ha riscosso un forte interesse pubblico, mediatico e politico. Si tratta di una realtà in aumento in Italia, originata prevalentemente da situazioni di disagio familiare o sociale e da mancata integrazione piuttosto che da legami con la criminalità, ma che si esprime con azioni violente e reati, spesso contro coetanei, che richiedono strategie di intervento basate su un’attenta analisi e comprensione del problema. Essenziale è cercare di comprendere le motivazioni che spingono molti giovani ad aderire all’interno di una gang, le quali il più delle volte rispondono a un insieme di bisogni relazionali, sociali e psicologici che si manifestano normalmente nella vita degli adolescenti.
Lo sviluppo dei social network ha indotto numerosi adolescenti a pubblicare foto e video di azioni illegali che hanno causato un processo di condizionamento e imitazione tra molti altri giovani; ma anche i numerosi reportage giornalistici, film e serie tv, che descrivono nel dettaglio la vita di famosi gangsters americani, contribuendo a quel processo di imitazione dei personaggi diventati per i giovani beniamini da emulare.
Il fenomeno cosidetto delle baby gang è al centro del Rapporto realizzato da Transcrime, il centro di ricerca interuniversitario sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Alma Mater Studiorum, Università di Bologna e Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con il Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia.
Dal rapporto emerge che nella maggior parte dei casi i membri delle gang hanno la cittadinanza italiana, mentre gruppi formati in maggioranza da stranieri o senza una nazionalità prevalente sono meno frequenti. In molti casi di giovani o giovanissimi di seconde generazioni, un fattore più volte menzionato è legato alle difficoltà connesse al mondo della scuola, come l’abbandono scolastico, un orientamento scolastico non efficace, bassi livelli di istruzione e l’assenza di ambizioni personali dal punto di vista formativo o lavorativo.
Tra la fine del 2022 e i primi del 2023, i Carabinieri della Compagnia San Carlo di Torino hanno identificato oltre 200 ragazzi, sia minorenni che maggiorenni, ritenuti collegati alle bande giovanili attive nel centro città. Sono, inoltre, stati effettuati 29 arresti e presentate 9 proposte di Daspo
urbano.
– I minori seguiti dai Servizi Sociali del Comune di Torino, nell’anno 2022, beneficiari di tutte le tipologie di prestazione risultano essere complessivamente 17.735 (di cui 56.90% di cittadinanza italiana e 43.10% di cittadinanza straniera); i paesi di maggior provenienza relativamente al dato complessivo risultano, in ordine decrescente: Romania, Marocco, Egitto, Nigeria, Perù.
Rispetto invece al dato relativo ai minori stranieri non accompagnati risultano: Egitto, Turchia, Senegal, Albania, Tunisia.
– Impegno congiunto con le associazioni di comunità per il sostegno alle famiglie con background migratorio. L’educazione dei figli, in un contesto interculturale, pone sfide cruciali: ai genitori, per integrare valori e modelli di educazione diversi, ai figli, che subiscono sia il desiderio parentale di
trasmettere la cultura d’origine, sia la spinta “assimilazionista” dalla società in cui sono cresciuti. Le famiglie immigrate, quindi, intrecciano gap culturale e intergenerazionale, fonte di potenziali difficoltà nell’esercizio del ruolo genitoriale, che possono impattare negativamente sull’adattamento
psicosociale delle nuove generazioni con background migratorio. Molte famiglie immigrate hanno una spiccata diffidenza nei confronti dei servizi sociali della Città, viste come “quelli che tolgono i bambini alle famiglie”, ciò determina un mancato ricorso a questi servizi, con il rischio che le
problematiche familiari subiscono un aggravamento della situazione.
Da un confronto con le associazioni delle comunità di stranieri più numerose nella nostra città e con alcuni giovani adulti di diverse realtà culturali, soprattutto di seconde generazioni, si è rilevata da parte loro la disponibilità ad assumersi la responsabilità rispetto al disagio giovanile che è in atto,
facendo proposte concrete.
IMPEGNA
Il Sindaco e la Giunta a:
1. Uso consapevole dei social network
Promuovere campagne di sensibilizzazione sui social network per incentivare comportamenti virtuosi di convivenza sociale, coinvolgendo influencer positivi, sportivi (come ad esempio calciatori di Juventus e Torino FC), artisti e gli stessi giovani.
2. Nuova narrazione per la zona Nord di Torino
Coinvolgere artisti rap locali per renderli dei protagonisti reali di un cambio di narrazione di un’area spesso identificata come marginalizzata. Concedere spazi pubblici per attività artistiche e musicali, trasformando il palco virtuale dei social network in uno spazio reale, condiviso con la
comunità.
3. Tavolo sull’orientamento scolastico per giovani di seconda generazione
Istituire un tavolo di confronto per monitorare le azioni intraprese, le risorse disponibili, le necessità espresse dagli studenti, la didattica orientativa e il grado di soddisfazione delle famiglie, con un focus specifico sui ragazzi di seconda generazione.
4. Promuovere l’associazionismo giovanile
Favorire il protagonismo giovanile, attraverso percorsi di cultura, orientamento e legalità, coinvolgendo giovani adulti con esperienze positive di inte-g-razione. Garantire spazi accessibili alle associazioni impegnate concretamente sul territorio, anche mediante il riutilizzo di edifici
pubblici sottoutilizzati, per ridurre i costi di gestione per le sedi operative.
5. Utilizzo delle scuole per attività associative e educative
Promuovere Patti Educativi di Comunità, incentivando la collaborazione tra le scuole e le associazioni, per favorire l’utilizzo dei locali scolastici, anche durante i week end (soprattutto il sabato) per attività educative, sociali o culturali, in accordo con i dirigenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Rafforzare il servizio di mediazione interculturale e valorizzare l’apporto delle associazioni in ottica sussidiaria. Le scuole potranno così usufruire di servizi come la mediazione sociale e culturale a supporto delle proprie attività. L’apertura degli edifici scolastici nel weekend trasformerebbe tali spazi in presìdi di legalità e inclusione.
6. Mappatura e rete del doposcuola
Creare una rete cittadina delle agenzie educative e delle associazioni del volontariato sociale o religiose operanti sul territorio, censendo gli spazi disponibili e realizzando una piattaforma (sito o QR code) per facilitare l’accesso ai servizi da parte di studenti e famiglie. Una rete coordinata di
interventi permette di intercettare in modo efficace i bisogni delle famiglie e dei giovani, offrendo loro ascolto e opportunità di partecipazione attiva.
7. Lo sport come strumento educativo
Valorizzare sport alternativi al calcio, come strumenti di inclusione sociale e crescita personale, in grado di contrastare comportamenti aggressivi e aspettative illusorie. Sostenere le strutture sportive, ancora in difficoltà a seguito della pandemia, e incentivare progetti a titolo di esempio come Balon
Mundial al Cecchi Point, replicandoli in altri quartieri, con la presenza di educatori che garantiscano attività aggregative e formative.
8. Sostegno economico a impianti sportivi e associazioni
Individuare fondi per sostenere la manutenzione di strutture sportive gestite da realtà no-profit, come oratori e associazioni dilettantistiche. Un esempio è la Parrocchia Madonna di Campagna, nella Circoscrizione 5, che offre ai ragazzi la possibilità di fruire gratuitamente degli impianti
sportivi, ma che necessitano di interventi di ammodernamento.
