DIPARTIMENTO SERVIZI SOCIALI, SOCIO SANITARI E ABITATIVI DIVISIONE EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA – DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE 29 SETTEMBRE 2025

DIPARTIMENTO SERVIZI SOCIALI, SOCIO SANITARI E ABITATIVI
DIVISIONE EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA
DEL 551 / 2025 29/09/2025

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE 29 SETTEMBRE 2025

Sessione ordinaria

Convocato il Consiglio nelle prescritte forme sono intervenuti: oltre alla Presidente CIORIA Ludovica, le Consigliere ed i Consiglieri:
ABBRUZZESE Pietro, DAMILANO Silvia, RICCA Fabrizio, AHMED ABDULLAHI Abdullahi, DE BENEDICTIS Ferrante RUSSI Andrea

APOLLONIO Elena DIENA Sara SALUZZO Alberto Claudio BORASI Anna Maria FIRRAO Pierlucio SANTIANGELI Amalia BUSCONI Emanuele FISSOLO Simone SCANDEREBECH Federica CAMARDA Vincenzo Andrea GARIONE Ivana SGANGA Valentina CASTIGLIONE Dorotea GRECO Caterina TOSTO Simone CATANZARO Angelo GRIPPO Maria Grazia TUTTOLOMONDO Pietro CATIZONE Giuseppe LEDDA Antonio VIALE Silvio CERRATO Claudio LIARDO Enzo CIAMPOLINI Tiziana MAGAZZU’ Valentino CREMA Pierino PATRIARCA Lorenza DAMILANO Paolo PIDELLO Luca

In totale, con la Presidente, n. 36 presenti, nonché le Assessore e gli Assessori: CARRETTA Domenico – CHIAVARINO Paolo – FAVARO Michela – FOGLIETTA Chiara – MAZZOLENI Paolo – ROSATELLI Jacopo – SALERNO Carlotta – TRESSO Francesco
Risultano assenti il Sindaco LO RUSSO Stefano, i Consiglieri e le Consigliere: CROSETTO Giovanni – GARCEA Domenico – IANNO’ Giuseppe – MACCANTI Elena
Con la partecipazione della Segretaria Generale PUOPOLO Annalisa

SEDUTA PUBBLICA

OGGETTO: NUOVE MISURE PER IL DIRITTO ALLA CASA E ALL’ABITARE – STIMA E RIUTILIZZO DI ALLOGGI VUOTI O INUTILIZZATI

Proposta della Presidente Grippo, comprensiva degli emendamenti approvati nella presente seduta.
In data 1 ottobre 2024, prot. n. 8710, è pervenuta la seguente proposta di deliberazione di iniziativa popolare presentata ai sensi del comma 1 dell’articolo 13 dello Statuto della Città di Torino e secondo le procedure previste dai commi 1 e 2 dell’articolo 34 del Regolamento del Consiglio Comunale, disciplinate dagli articoli 10 e 11 del “Testo Unico n. 297 delle Norme Regolamentari sulla Partecipazione, il Referendum, l’Accesso, il Procedimento, la Documentazione Amministrativa
e il Difensore Civico”.
comunica che
• ai sensi dell’articolo 13, comma 1, Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico degli Enti Locali, “TUEL”), “spettano al Comune tutte le funzioni di carattere amministrativo che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze”;
• ai sensi dell’articolo 2, comma 1 dello Statuto della Città di Torino, tra le finalità che il Comune persegue nell’esercizio delle proprie attribuzioni vi sono quelle di “a) tutelare e promuovere i diritti costituzionalmente garantiti afferenti alla dignità ed alla libertà delle persone, contrastando ogni forma di discriminazione; b) contribuire a rendere effettivo il diritto dei cittadini e delle cittadine al lavoro, alla tutela della salute, alla casa, all’istruzione e ad uguali opportunità formative e culturali, nel rispetto della libertà di educazione; c) realizzare un equilibrato sviluppo economico della città”;
• il Consiglio Comunale, ai sensi dell’articolo 42 del TUEL, è “organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo”, titolare, tra le altre, di competenze in materia di “piani territoriali ed urbanistici” e di “organizzazione dei pubblici servizi”;
• in virtù dell’articolo 37, comma 2 dello Statuto della Città di Torino, il Consiglio Comunale “esercita la propria funzione di indirizzo, partecipando alla definizione ed all’adeguamento delle Linee programmatiche presentate dalla Sindaca o dal Sindaco, relative alle azioni ed ai progetti da realizzare nel corso del mandato. Esercita, altresì, la funzione di indirizzo attraverso l’adozione degli atti deliberativi e l’approvazione di mozioni”;
• rientra tra le attribuzioni del Consiglio Comunale la definizione di nuove strategie di indirizzo in materia di diritto alla casa, atteso che il Consiglio può e deve partecipare all’adeguamento delle Linee programmatiche del Sindaco e della Giunta, nonché a porre le premesse per un’attuazione delle stesse che sia effettiva e adeguata alle esigenze sociali ed economiche emergenti nel territorio della città di Torino. L’adempimento della suddetta attribuzione è avvenuto attraverso
l’approvazione, da parte del Consiglio Comunale, della delibera concernente il Piano Abitare;
• ai sensi dell’articolo 13, comma 1, dello Statuto della Città di Torino, “i soggetti titolari dei diritti di partecipazione possono presentare al Consiglio Comunale proposte di deliberazione su materie di competenza consiliare. La proposta di deliberazione deve essere sottoscritta da almeno millecinquecento titolari dei diritti di partecipazione (…)”;
• la proposta di deliberazione, avente a oggetto “Nuove tutele per il diritto alla casa – censimento e restituzione alla città di alloggi in stato di non uso”, è avanzata dalla cittadinanza ai sensi e per gli effetti dell’articolo 10 del Regolamento n. 297 del 2004, recante “Testo Unico delle norme regolamentari sulla partecipazione, il referendum, l’accesso, il procedimento, la documentazione amministrativa e il difensore civico”;
• fin dal lontano 1988 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 217 del 25 febbraio, statuì che “il diritto all’abitazione rientra fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione”;
• nello stesso anno un’altra pronuncia della Corte Costituzionale, la n. 404 del 7 aprile, affermò ulteriormente il dovere collettivo di “impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione”, dovere che connota da un canto la forma costituzionale di Stato sociale, e dall’altro riconosce un diritto sociale all’abitazione collocabile fra i diritti inviolabili dell’uomo di cui all’articolo 2 della Costituzione;
• detto orientamento giurisprudenziale di principio si è consolidato nel tempo, come attestato anche di recente dalla sentenza del 22 giugno 2021, n. 128, della Corte Costituzionale;
• anche fonti di diritto internazionale ed europeo, che la Repubblica Italiana e la Città di Torino sono tenute a rispettare e attuare, contemplano il diritto alla casa tanto nel senso di poter accedere a soluzioni abitative adeguate ed economicamente sostenibili, quanto nel senso di mantenere la maggiore stabilità possibile nell’uso di una casa d’abitazione;
• l’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato nel 1966 e in vigore per l’Italia dal 15 dicembre 1978 (autorizzazione alla ratifica e ordine di esecuzione con Legge 25 ottobre 1977, n. 881), proclama “il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la propria famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita. Gli Stati parti prenderanno misure idonee ad assicurare l’attuazione di questo diritto (…)”;
• la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che ai sensi dell’articolo 6 del Trattato sull’Unione Europea ha il medesimo valore giuridico dei trattati, prevede all’articolo 34 paragrafo 3, che “al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto
comunitario e le legislazioni e prassi nazionali”;
• la Carta Sociale Europea riveduta, adottata a Strasburgo nel 1996 e ratificata dall’Italia con Legge 9 febbraio 1999, n. 30, prevede all’articolo 31 che “per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti s’impegnano a prendere misure destinate: 1. a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente; 2. a prevenire e ridurre lo status di “senza tetto” in vista di eliminarlo gradualmente; 3. a rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti”;
• in molteplici occasioni anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha avuto modo di indicare, non solo nei confronti dei pubblici poteri ma anche nell’ambito dei rapporti di diritto privato, il ruolo cruciale dell’abitazione (“home”) nel quadro del diritto al rispetto della vita privata e familiare di cui all’articolo 8 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (v. caso Winterstein e altri c. Francia nel 2013, o caso Yordanova e altri c. Bulgaria nel 2012);
• secondo i dati presentati nell’audizione al Ministero per il Lavoro e le Politiche Sociali dal Gruppo di lavoro sulle politiche per la casa e l’emergenza abitativa dell’Istat il 6 settembre 2022, le spese per l’abitazione (condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, locazione, interessi passivi sul mutuo), rappresentano una parte significativa del bilancio familiare e possono incidere soprattutto sulle capacità di spesa delle famiglie meno abbienti. Un indicatore di interesse è rappresentato dalla quota di famiglie in sovraccarico, ovvero con una quota di spese per l’abitazione sul reddito disponibile uguale o superiore al 40%. Quasi 2 milioni e 500 mila famiglie (9,9% del totale) si trovano in queste condizioni;
• i dati ISTAT rivelano che 5,2 milioni di famiglie italiane (il 20,5% del totale), comprendendo circa 11,8 milioni di persone, risiedono in appartamenti in affitto. Di queste, oltre 900 mila famiglie (il 45,3% di quelle in povertà assoluta) lottano con la povertà assoluta mentre sono in locazione.

Considerato che
• Il diritto a un’abitazione adeguata è un diritto fondamentale riconosciuto a livello giuridico per ogni persona all’interno di una comunità, ma le politiche e le strategie normative italiane, a livello nazionale, regionale e locale, appaiono ancora inadeguate a tutelare e promuovere questo diritto in modo efficace;
• le politiche abitative italiane sono affette da alcune carenze storiche, alle quali si sono sommate nell’ultimo decennio nuove problematiche;
• vengono anzitutto in considerazione le lacune strutturali dell’Edilizia Residenziale Pubblica: sottodimensionamento e decenni di disinvestimento e alienazioni rendono oggi il numero delle abitazioni ERP italiane del tutto inadeguato ai bisogni della popolazione; la cattiva gestione del patrimonio esistente, non coinvolgendo le persone aventi diritto, condanna centinaia di alloggi e numerose porzioni delle nostre città alla trascuratezza e perfino all’abbandono;
• la normativa in materia di locazioni abitative può essere giudicata, a ormai venticinque anni dall’apertura del settore alla logica di mercato determinata dalla Legge 9 dicembre 1998, n. 431, come un fallimento: invece di tutelare, in ottica redistributiva, gli interessi dei conduttori, la Legge n. 431 ha innescato processi di spostamento – diretto (con l’uso dei canoni di mercato) o indiretto (con l’incentivazione fiscale del canone concordato) – di ricchezza a favore dei proprietari;
• inediti problemi derivano dalla frammentazione del mercato delle locazioni – con contrapposizioni e discriminazioni tra persone straniere, studentesse universitarie e studenti universitari, altri segmenti della popolazione – e dall’espansione incontrollata del mercato delle locazioni brevissime, resa possibile da piattaforme come Airbnb; entrambe dinamiche, queste, rispetto a cui c’è troppa lentezza nel trovare risposte efficaci;
• i dibattiti in corso in sede parlamentare lasciano trasparire una tendenza a ignorare i sempre più diffusi e urgenti bisogni abitativi della popolazione;
• le proposte di ulteriore criminalizzazione delle occupazioni senza titolo, ponendosi perfettamente nel solco di politiche inaugurate con l’articolo 5 del D.L. 28 marzo 2014, n. 47 (cosiddetto Renzi- Lupi) e con i successivi “decreti sicurezza” del 2017 (D.L. 17 febbraio 2017, n. 13) e del 2018 (D.L. 4 ottobre 2018, n. 113), mostrano la sola intenzione di proteggere oltre ogni ragionevole misura il diritto di proprietà, privata e pubblica, lungi dall’affrontare in modo organico un problema multidimensionale, operando le dovute distinzioni e cercando di isolarne e di affrontarne le cause profonde;
• la protezione dei diritti di proprietà non dovrebbe mai essere disgiunta dalla missione collettiva della proprietà pubblica, nonché dal principio di cui all’articolo 42, comma 2, della Costituzione, secondo cui la proprietà privata deve avere funzione sociale e risultare accessibile a tutti;
• la funzione sociale e l’accessibilità della proprietà privata dovrebbero essere tenute in particolare considerazione quando oggetto della proprietà siano case di abitazione, per l’evidente importanza di questi beni e per la delicatezza degli interessi che essi sono atti a soddisfare; ciò dovrebbe valere a maggior ragione per i casi in cui i soggetti proprietari siano società attive nei settori immobiliare e finanziario, il che spesso incentiva forme di “finanziarizzazione” della proprietà edilizia e delle case di abitazione lontane dai bisogni della collettività;
• la scelta della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di Bilancio per l’anno 2023) di azzerare il finanziamento statale dei due principali fondi a sostegno dei conduttori in condizioni di morosità incolpevole – scelta, questa, che risulta confermata anche per l’anno 2024 – rende facile prevedere un ulteriore aggravamento dell’emergenza sfratti, tanto più ove si consideri che nel 2021, nella sola città di Torino, sono state 6.933 le famiglie che hanno beneficiato del fondo di sostegno alla locazione, per una somma complessivamente erogata pari a Euro 11.275.542,14 (dati Osservatorio sulla Condizione Abitativa 2021 – Città di Torino);
• la gestione dell’edilizia residenziale pubblica risulta inefficiente e niente affatto lungimirante, e spesso si risolve nel lasciare non utilizzate ingenti porzioni del patrimonio ERP o, peggio ancora, nel limitarsi a realizzare piani di dismissione e alienazione di detto patrimonio;
• la principale urgenza è tuttavia rappresentata dall’aumento degli sfratti, che nel 2022, a causa della crisi dovuta sia alla pandemia sia all’inflazione, hanno raggiunto in Italia il numero stimato di 190.000 (dati de “Il Sole 24 Ore”). Nella sola provincia di Torino, nel 2022 (dati dell’Ufficio centrale di statistica del Ministero dell’Interno), sono stati emessi 2.483 provvedimenti di sfratto (dei quali 1.317 sono quelli dovuti a morosità nella città di Torino), mentre sono state 5.223 le richieste di esecuzione e 2.761 gli sfratti eseguiti (con un aumento del 233,05 % rispetto all’anno precedente, ancora riguardato dalle tutele emergenziali connesse alla pandemia);
• le amministrazioni locali non sono a oggi in grado di fronteggiare in maniera efficace questa “emergenza”, mancando di uno stock di alloggi sufficiente a garantire alternative abitative a chi subisca o rischi di subire uno sfratto e potendo, al più, destinare non trascurabili risorse pubbliche per pagare strutture alberghiere affinché queste mettano a disposizione soluzioni abitative temporanee e spesso inadeguate;
• gli sfratti sono, a loro volta, un sintomo drammatico della crescita esponenziale delle condizioni di “disagio abitativo”, che sussistono quando un individuo o un nucleo familiare siano costretti a destinare più del 30% del reddito mensile disponibile alle spese connesse all’abitazione;
• una tale condizione di disagio abitativo riguarda non soltanto le troppe persone che, pur avendone diritto, attendono invano di accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma anche la sempre più grande “zona grigia” che caratterizza gli attuali contesti urbani: lavoratrici disoccupate e lavoratori disoccupati, sotto-occupate/i e precarie; persone che, in assenza di un supporto familiare, non sono in grado di dare sufficienti garanzie sul mercato delle locazioni private; persone straniere; parte della popolazione studentesca;
• i tentativi di dare risposte alla domanda abitativa, attraverso fondi PNRR, per alcune fasce di popolazione come gli studenti “capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” non sono al momento riusciti. In Piemonte EDISU con tali fondi potrebbe raggiungere una copertura di 2.500 posti alloggio, a fronte di circa 8.000 borsisti fuori sede, la maggior parte dei quali iscritti a Torino (dati IRES Piemonte);
• a fronte di simili problematiche, che sono sia emergenziali sia strutturali, si continua a ignorare un’altra grande patologia del settore abitativo, sempre più diffusa in ragione dei cambiamenti demografici, economici e sociali del Paese: il crescente numero di edifici e abitazioni – di proprietà privata o pubblica – in stato di non uso e di abbandono da anni, che vanno a creare vuoti urbani, capaci di diffondersi a macchia di leopardo nei quartieri delle città italiane e, così, di scaricare sulla collettività grandi costi sociali e ambientali;
• secondo dati Istat 2019 quasi il 30% delle abitazioni censite in Italia, pari a circa 10,7 milioni di case su un totale di circa 26 milioni censite, risulta non occupato;
• in base a quanto riportato nella Relazione illustrativa generale della proposta tecnica del progetto preliminare per la revisione del P.R.G. avviata dalla precedente Giunta Comunale, “la disponibilità di immobili liberi, non utilizzati o sotto-utilizzati costituisce un gravame per gli enti proprietari: le spese per la manutenzione, la messa in sicurezza e in generale la gestione degli immobili costituisce una sottrazione continua di risorse che potrebbero più utilmente essere utilizzate per servizi sociali e immateriali di cui è estrema la necessità e rispetto ai quali si sono decisamente affievoliti i tradizionali canali di finanziamento pubblico” (p. 107);
• tra i costi riconducibili a un tale stato di abbandono ingiustificato di edifici e alloggi sono da annoverare anche le occupazioni senza titolo, che spesso insistono su beni privati e pubblici in disuso da anni e che, sovente, sono strettamente connesse a situazioni di precarietà abitativa e igienicosanitaria, nonché di disagio e di esclusione sociale ed economica;
• molte delle sopra descritte disfunzioni del settore abitativo italiano risultano particolarmente evidenti nella Città di Torino, sia per le caratteristiche socio-economiche ed edilizie della città sia per il graduale decremento della sua popolazione;
• l’Edilizia Residenziale Pubblica e il sistema di housing sociale non riescono a soddisfare le esigenze abitative di categorie vulnerabili, per insufficienza di alloggi disponibili e per necessità di dare collocazione prioritaria a persone e famiglie dalle caratteristiche socio-economiche ancor più fragili o a nuclei in emergenza abitativa;
• a fronte di queste situazioni di diffuso disagio e di vera e propria emergenza, si stima che nel solo territorio della città di Torino vi siano decine di migliaia di alloggi in stato di non uso e di abbandono. In base alle analisi svolte dagli uffici della Città, e riportate nella Relazione illustrativa generale della proposta tecnica del progetto preliminare per la revisione del P.R.G. avviata dalla precedente Giunta Comunale, a Torino sarebbero almeno 21.699 gli alloggi disponibili non occupati, per un totale di circa 42.889 persone ivi insediabili. Mentre in base a dati Istat 2019, il 18% degli alloggi censiti sul territorio della Città di Torino sarebbe non occupato.

Rilevato che
• la situazione abitativa descritta e i dati relativi evidenziano l’inefficacia delle strategie che si basano sul mercato per garantire il diritto alla casa. Anche strumenti come l’Edilizia Residenziale Pubblica e l’housing sociale, sia quelli tradizionali che quelli più innovativi, non hanno prodotto risultati sufficienti;
• accanto alle emergenze e ai disagi abitativi sopra detti si stima in Italia l’incredibile numero di circa 10,7 milioni di alloggi in stato di non uso (dati Istat 2019), dei quali decine di migliaia nella sola città di Torino, sicché occorre con urgenza assoluta adottare politiche concrete per fronteggiare la contraddizione di avere “troppe case senza persone e troppe persone senza casa”;
• tale nuova consapevolezza è legata anche al fatto che la frizione tra crescenti disagi ed emergenze abitative da un lato, e sempre più estesi vuoti urbani dall’altro lato, è ormai largamente percepita come una contraddizione non più tollerabile, specie nei casi in cui il patrimonio edilizio in stato di abbandono sia in proprietà pubblica o nella proprietà di soggetti privati titolari di ingenti patrimoni immobiliari;
• in Europa sono ormai affermate in molti contesti (Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Scozia, ecc.) strategie politiche innovative, che a livello amministrativo o legislativo stanno promuovendo il diritto alla casa tramite interventi di contrasto all’ingiustificato stato di abbandono del patrimonio edilizio di enti pubblici e soprattutto di grandi proprietari privati;
• precondizione di dette politiche è un censimento sullo stato del patrimonio edilizio esistente, operazione che in prima battuta può essere effettuata in tempi rapidi e certi non soltanto tramite la partecipazione diffusa della cittadinanza, ma soprattutto tramite la collaborazione di tutte le amministrazioni e i servizi operanti a vario titolo nel settore abitativo (comuni, agenzie territoriali per la casa, Agenzia delle Entrate, conservatorie dei registri immobiliari, catasto, imprese di somministrazione e fornitura di servizi essenziali, ecc.);
• appare opportuno intervenire non soltanto su proprietà pubbliche – chiedendo una “moratoria” dei piani di alienazione e una restituzione degli alloggi a usi abitativi, laddove le caratteristiche dei beni ne consentano una pronta destinazione a tali fini – ma anche su edifici e alloggi di proprietà privata, specialmente laddove i beni in situazioni di ingiustificato abbandono siano nel patrimonio di cosiddetti grandi proprietari;
• anche prendendo spunto dalle misure adottate negli ultimi anni da altri Stati e amministrazioni locali, è ragionevole qualificare: come “ingiustificato” uno stato di abbandono che persista da almeno due anni; come “grandi proprietari” le persone fisiche e gli enti (società, fondazioni, ecc.) titolari di almeno cinque alloggi nel territorio della città di Torino;
• dette strategie di intervento sono chiamate a perseguire molteplici e complementari obiettivi: apprestare nuove tutele per rendere effettivo il diritto alla casa; disincentivare lo stato di ingiustificato abbandono del patrimonio edilizio privato e pubblico; prevenire le occupazioni senza titolo del patrimonio edilizio privato e pubblico; incentivare la ristrutturazione e la conversione del patrimonio edilizio esistente, senza costruzione di nuovi volumi e ulteriore consumo di suolo;
aumentare lo stock di alloggi disponibili sul mercato delle locazioni, con estensione del ricorso a contratti a canone concordato e riduzione attesa dei canoni di mercato; rendere disponibili alloggi destinati a soddisfare emergenze abitative al di fuori del mercato, nei casi di persistente ingiustificato abbandono; usare in modo razionale ed efficace le risorse pubbliche destinate al settore abitativo;
• in una tale cornice di obiettivi, particolarmente auspicabili risultano anche il rilancio e la valorizzazione dell’Agenzia Sociale Comunale per la locazione, Lo.C.A.Re., che potrebbe acquisire un ruolo di primo piano come soggetto istituzionalmente preposto a facilitare l’incontro tra domanda abitativa e offerta di case, ivi compresa la disponibilità di alloggi di grandi proprietari di cui sia accertato uno stato di ingiustificato abbandono;
• nel perseguimento degli obiettivi suesposti le pubbliche amministrazioni comunali possono avere un ruolo cruciale: esse sono il livello amministrativo più prossimo alla cittadinanza e, soprattutto, nell’ordinamento italiano possono porre prontamente in essere interventi innovativi ma del tutto compatibili con il sistema costituzionale, legislativo e internazionale vigente;
• tra tali interventi – attivabili per disincentivare stati ingiustificati di abbandono – si segnalano in particolare la leva impositiva e gli strumenti ablativi. Nel primo caso, le amministrazioni comunali possono valorizzare i pur ristretti margini di manovra accordati dalla legislazione statale in materia di TARI e di IMU. Nel secondo caso, si fa riferimento alle possibilità di impiego innovativo, come extrema ratio, dell’istituto della requisizione per grave e urgente necessità pubblica civile;
• per le proprie caratteristiche demografiche, socio-economiche ed edilizie, la Città di Torino risulta naturalmente candidata a diventare un laboratorio all’avanguardia nazionale ed europea nella sperimentazione di nuove strategie di tutela e promozione del diritto alla casa, centrate sul contrasto all’ingiustificato stato di abbandono del patrimonio edilizio pubblico e privato, e dunque sul censimento e sulla restituzione alla città di alloggi in stato di non uso;
• questo Consiglio Comunale intende impegnare il Sindaco e la Giunta Comunale a promuovere detta strategia seguendo un approccio graduale e incentivante, ma impiegando tutti gli strumenti messi a disposizione della Città di Torino dall’ordinamento.

LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
per conto e in nome dei cittadini firmatari

Tutto ciò premesso,
Visto il Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali, approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267;
Visto lo Statuto della Città;
Visto il Regolamento del Consiglio Comunale, n. 286;
Visto il T.U. delle norme regolamentari sulla partecipazione, n. 297;

PROPONE AL CONSIGLIO COMUNALE
di dare mandato al Sindaco e alla Giunta

1. di attuare una “moratoria” sui piani di alienazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica ubicati nel Comune di Torino e continuare con l’attività di ricognizione del patrimonio pubblico al fine di individuare soluzioni volte a fronteggiare l’emergenza abitativa;
2. di dare indirizzo alla Giunta affinchè venga effettuata in tempi celeri, dall’adozione della presente delibera, una stima dello stato di utilizzo del patrimonio edilizio cittadino, di proprietà pubblica e privata, al fine di verificare la presenza di unità abitative in condizioni di non utilizzo;
3. di attivarsi presso enti titolari di proprietà abitative non locate per promuovere una proposta di uso del bene e per proporre la destinazione delle medesime al mercato delle locazioni convenzionate, attivando anche i supporti a favore dei proprietari e degli inquilini previsti dalla vigente normativa ed erogati dall’ufficio Locare, per favorire la negoziazione di contratti di locazione a canone calmierato in attuazione dell’accordo territoriale;
4. di rafforzare, anche mediante la destinazione di idonee risorse e personale, l’agenzia Lo.C.A.Re. al fine di far sì che gli immobili inutilizzati, anzitutto di grandi proprietari (e, in prospettiva, anche di piccoli proprietari), possano essere reimmessi sul mercato con canone concordato, con la possibilità di fornire idonee garanzie pubbliche;
5. in occasione della redazione del nuovo regolamento edilizio comunale inserire strumenti innovativi atti a disincentivare e contrastare le conseguenze, socialmente e/o ambientalmente rilevanti, del perdurante ed ingiustificato inutilizzo di proprietà immobiliari non locate, in riferimento al superiore interesse pubblico e a ciò che prevede la legislazione regionale e nazionale al riguardo.

Si esprime parere negativo sulla regolarità tecnica.

IL DIRIGENTE
Filippo Valfre’

Si esprime parere negativo sulla regolarità contabile.

LA DIRIGENTE FINANZIARIA
Patrizia Rossini

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La Vice Presidente Ludovica Ciora subentra alle ore 18.32.
La Presidente Ludovica Cioria pone in votazione il provvedimento comprensivo dell’emendamento approvato nella presente seduta.

IL CONSIGLIO COMUNALE

procede alla votazione nei modi di regolamento.
Al momento della votazione risultano assenti dall’aula o considerati assenti ai sensi dell’art. 128 comma 2 del Regolamento del Consiglio Comunale: Apollonio Elena, Catizone Giuseppe, Damilano Paolo, Fissolo Simone, Garione Ivana, la Presidente Grippo Maria Grazia
PRESENTI 30
VOTANTI 30
FAVOREVOLI 22:
Ahmed Abdullahi Abdullahi, Borasi Anna Maria, Busconi Emanuele, Camarda Vincenzo Andrea, Castiglione Dorotea, Catanzaro Angelo, Cerrato Claudio, Ciampolini Tiziana, la Vicepresidente Cioria Ludovica, Crema Pierino, Diena Sara, Greco Caterina, Ledda Antonio, Magazzù Valentino, Patriarca Lorenza, Pidello Luca, Russi Andrea, Saluzzo Alberto Claudio, Santiangeli Amalia, Sganga Valentina, Tosto Simone, Tuttolomondo Pietro
CONTRARI 8:
Abbruzzese Pietro, Damilano Silvia, De Benedictis Ferrante, Firrao Pierlucio, Liardo Enzo, Ricca Fabrizio, Scanderebech Federica, Viale Silvio
Per l’esito della votazione che precede, la Presidente Ludovica Cioria dichiara approvato il provvedimento nel testo quale sopra emendato.

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